l Turismo Sociale promuove l’accesso del maggior numero di persone alla vacanza, senza distinzione di età, appartenenza culturale, disponibilità economica e capacità fisica.
Fondato sui valori della socializzazione, della crescita della persona e del rispetto
dell’ambiente, esso è fattore di coesione sociale e di arricchimento culturale.
Il turismo sociale può essere dunque inteso nelle diverse accezioni:
• come diritto e come servizio sociale, accessibile fisicamente ed economicamente anche alle persone che per motivi diversi non possono esercitare il diritto inalienabile alla vacanza
• come turismo realizzato da gruppi e associazioni la cui motivazione principale
prescinde dalle caratteristiche della vacanza (ad esempio dal luogo prescelto) ma soddisfa il bisogno di socializzare e vivere momenti di incontro, di relazione e
scambio di esperienze reciproche
• come conoscenza di culture e fonte di accrescimento della persona, come
esperienza, “come momento di affermazione e recupero della propria personalità in tempi e spazi diversi”. (Dall’Ara, Montanari, 2005)

Il Turismo Sociale come diritto alla vacanza
Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale sia ai fini del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo e di piena occupazione dei singoli Paesi, sia in riferimento alla promozione della qualità della vita degli individui.
Come tale esso è divenuto un diritto “inalienabile” sancito solennemente nelle
costituzioni nazionali e in diversi documenti europei e internazionali, dalla Carta di Vienna nel 1972, alla dichiarazione di Manila del 1980 fino al Codice Mondiale dell’etica del turismo del 1996.
Il turismo sociale è nato come “servizio sociale” destinato alle categorie economicamente svantaggiate al fine di garantire loro l’accesso alla vacanza e, ieri come oggi, ha come soggetti protagonisti le organizzazioni sindacali, gli enti pubblici e le associazioni che, a diverso titolo, promuovono l’esercizio concreto del diritto inalienabile al turismo.
Tali Organizzazioni di Turismo Sociale hanno spontaneamente integrato l’esigenza di semplice svago agli obiettivi “umanistici, pedagogici e culturali del rispetto e dell’affermazione della persona” (Dichiarazione di Montreal) in virtù dei quali la pratica turistica diventa strumento di arricchimento personale e momento di condivisione delle esperienze.
A livello internazionale il BITS (Bureau International du Tourisme social) rappresenta la più grande realtà operativa che si occupa di associare gli enti impegnati nel turismo sociale.
In Italia è la Fitus, Federazione Italiana di Turismo Sociale, a espletare compiti di
rappresentanza politica e di coordinamento per i maggiori organismi associativi,
affermando il ruolo del turismo sociale e giovanile nei confronti delle istituzioni nazionali e locali, promuovendo attività di studio e ricerca sul settore e tutelando le istanze e i programmi dell’associazione

Il Turismo Sociale come opportunità di mercato
Il turismo sociale spesso è considerato un turismo di serie B, concentrato nei periodi di bassa stagione e destinato a località svantaggiate o inserite in aree depresse.
I numeri dei flussi di questo tipo di turismo dimostrano, al contrario, come esso possa rappresentare, per chi opera nell’offerta turistica, una valida opportunità di sviluppo e di ritorno economico.
Recenti ricerche hanno rilevato che i viaggiatori con età superiore ai 65 anni sono più di 2 milioni l’anno e sono in continua crescita; le persone con disabilità sono circa 1 milione e 600 e di questi il 60% effettua almeno un viaggio l’anno.
In questo contesto, fornire servizi studiati ad hoc per gli anziani, rendere la struttura accessibile ai disabili, investire nel turismo giovanile attraverso l’ampliamento e il miglioramento di ostelli, può rappresentare un’opportunità per allargare a ulteriori segmenti l’attività dell’operatore e rendere la propria offerta più competitiva sul mercato.